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I giovani malati di cancro del Cro come nella fiction “Braccialetti rossi”

 

«Molti mi hanno chiesto se la fiction Braccialetti rossi è stata ispirata dall’Area Giovani del Cro.

No, però la filosofia e alcune dinamiche che si sviluppano sono molto simili a quelle che accadono anche qui da noi».

 


Di sicuro ci sono i ragazzi dai 14 ai 24 anni. Di sicuro c’è la malattia. Dura, tremenda, cattiva. A volte fatale. E di sicuro, nella realtà del Cro, così come nella fiction su Rai 1, si creano e si consolidano amicizie, unioni, lacrime, solidarietà e un legame che resterà forte per tutta la vita.

È quello che accade ogni giorno nell’Area Giovani del Cro di Aviano, dove la malattia mette a dura prova la spensieratezza della gioventù e dove Maurizio Mascarin, il medico che ha voluto un mondo a parte per i ragazzi malati di tumore, combatte contro il male. È per questo che il Cro dal 2007, primo in Italia, ha fatto strada e ora esperienze di reparti simili dove i ragazzi sono sì malati, ma sono anche liberi di girare per le stanze, incontrarsi, leggere insieme, scrivere i loro pensieri, giocare, studiare, vedere la Tv, confrontarsi e uscire virtualmente all’esterno restando collegati con i loro amici, le stanno facendo all’istituto tumori di Milano e al Gaslini di Genova. Ma se l’impatto psico – sociale del giovane è fondamentale (in stanza si ciatta, si naviga, si spettegola su Facebook, si inviano mail, si scrivono i pensieri più intimi sui diari e gli arredi sono tarati sull’impronta giovanile), al Cro il primo obiettivo resta quello di curare.

 


Dal 2007 ad oggi i nuovi casi sono stati quasi 200. Linfomi, sarcomi e tumori cerebrali sono le forme più insidiose per quell’età. Si celebrano grandi vittorie e la sopravvivenza ha raggiunto il 60 – 70%. Ma al Cro, purtroppo, c’è anche chi non ce la fa. «E quelle – dicono gli operatori, alcuni dei quali hanno pochi anni in più dei pazienti – sono giornate in cui si piange». Una delle regole è di restare ricoverati il meno possibile. «Giusto il tempo di fare la terapia – spiega Mascarin – poi fuori, si torna a casa». Ma c’è anche chi arriva da lontano: il 55% dei ricoverati è di fuori regione. Il territorio è stato generoso con i suoi ragazzi più deboli: donazioni, regali, soldi per abbellire gli arredi, per costruire l’area ricreativa, la stanza delle lavagne. Insegnanti volontari del Soroptimist che fanno lezione in corsia.

 C’è stato Ligabue, quasi in incognito, Tony Capuozzo, Alex Zanardi e altri famosi a portare la carica. «Ecco – racconta Mascarin – se venisse qualche sportivo, un cantante, un attore a raccontarci la sua storia sarebbe meraviglioso per i ragazzi».